La
minimum tax fu introdotta nel 1992 dal
Governo Amato. Tale normativa introduceva un principio abbastanza semplice, e largamente condivisibile: un soggetto che decida di intraprendere un’attività lavorativa autonoma (
imprenditore o libero professionista) si assumerà il relativo rischio che questa attività possa fallire se e solo se il reddito prodotto non sarà inferiore a quello che avrebbe potuto ottenere lavorando come
dipendente nello stesso settore.
In altri termini, se un gioielliere che lavora come dipendente ha un reddito medio di 30 mila euro l’anno, l’imprenditore che svolge autonomamente l’attività di gioielliere non può avere un reddito inferiore a questa cifra.
Nel caso in cui il
lavoratore autonomo avesse dichiarato un importo inferiore al livello minimo la legge prevedeva poi un sistema molto efficace di intervento che costituiva un ottimo
deterrente. Infatti, l’amministrazione fiscale aveva il potere di
aprire immediatamente una cartella esattoriale pari alla differenza tra il reddito minimo e quello dichiarato, maggiorata delle sanzioni amministrative e degli interessi.
Il contribuente sanzionato poteva comunque dimostrare che il suo reddito era stato effettivamente inferiore, su di lui però verteva l’onere della prova.
Inoltre, la legge stessa prevedeva la possibilità di richiedere l’
esonero dalla minimum tax in casistiche determinate (per maggiori dettagli
clicca qui).
Questa normativa è stata probabilmente
una delle più efficaci per il contrasto dell’evasione tra tutte quelle emanate in Italia negli ultimi 30 anni, tesi sostenuta anche da
Alessandro Santoro nel suo libro. Il
gettito ottenuto fu infatti anche
superiore a quello atteso. Da
un'indagine a campione sui modelli 740 che riguardò 124 mila lavoratori autonomi risultò che solo 6 mila (5%) avevano dichiarato un reddito inferiore a quello minimo, 37 mila (30%) si era adeguata al reddito minimo e 81 mila (65%) aveva dichiarato più della soglia minima. Rispetto all’anno precedente risultò che chi si era adeguato alla soglia minima aveva dichiarato in media 10 milioni di lire (circa 5 mila euro) in più dell’anno precedente.
Sarà proprio per la sua efficacia che il popolo dei lavoratori autonomi scese in piazza numeroso nel 1993 – anno tra l’altro in cui l’Italia era in recessione economica – per protestare contro la minimum tax.
Nel 1994 poi Berlusconi vinse le sue prime elezioni, promettendo tra l’altro il taglio delle tasse, e una delle prime iniziative che prese nel breve periodo di governo fu proprio l’
abolizione della minimum tax (va detto, comunque, che anche una parte dello schieramento di centro-sinistra si rivelò recalcitrante verso questa legge).
Perché, allora, non rimettere nell’
agenda politica anche la possibilità di
reintrodurre una minimum tax, che tra l’altro esiste anche negli Usa (alternative minimum tax)?
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| una delle immagine del corteo di protesta del 1993 tratta da www.unita.it |