Nel libro di Roberto Ippolito, Evasori Chi Come Quanto, c’è un capitolo molto interessante sul confronto di alcuni dati tra chi è in linea con gli studi di settore e chi invece non li ha rispettati.
Chi è risultato in linea ha dichiarato ricavi per oltre 360 mila euro e un reddito di circa 45 euro, pari al 12,6% dei ricavi. I non congrui con gli studi di settore dichiarano invece mediamente un fatturato di circa 195 mila euro e un reddito di poco più di 10 mila euro, pari ad appena il 5,4% dei ricavi.
In definitiva, tra chi rispetta gli studi di settore e chi invece no c’è un divario di quasi il 50% in termini di ricavi e di 4 volte e mezzo in termini di reddito.
Esemplare è il caso dei titoli di sale di gioco. Chi è in linea con gli studi di settore dichiara un reddito di quasi 60 mila euro, contro la perdita di 2 mila euro dei non congrui.
Da questi dati emerge che nonostante gli studi di settore siano costruiti in modo tale da non dare molto fastidio agli evasori, c’è sempre una categoria di furbi che si sentono ancora più furbi.
Paradossale sono infatti i dati segnalati da Ippolito circa il possesso di beni strumentali. Ci sono infatti 100 mila esercizi commerciali che scontano l’acquisto di beni strumentali ma non ne dichiarano il possesso. Risultano quindi al fisco 3.329 ristoranti senza cucina o tavoli, 480 farmacie senza scaffali, 555 lavanderie senza lavatrici, 5.139 installatori di impianti e idraulici senza attrezzature, 360 laboratori di analisi senza strumenti e 137 tassisti senza taxi.
Altre sorprese vengono dati sul ricambio di magazzino dei pasticcieri. Un pasticciere in linea con gli studi di settore ricambia il magazzino tra i 20 e i 100 giorni, uno invece non congruo tra l’anno e i due anni e mezzo. La speranza in questo caso che i pasticcieri non in linea con i calcoli degli studi di settore siano effettivamente degli evasori perché altrimenti andrebbero denunciati ai NAS per vendita di prodotti alimentari in decomposizione.
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martedì 25 ottobre 2011
martedì 27 settembre 2011
Il modello teorico tradizionale - Ricerche sull'evasione fiscale (3)
Il primo modello teorico che si è cimentato con l’analisi delle determinanti dell’evasione fiscale sui redditi è stato sviluppato da Allingham e Sandmo nel lontano 1972 (per scaricare lo studio, in lingua inglese, clicca qui).
Come per ogni modello teorico, soprattutto nel campo dell’economia, anche quello di Allingham e Sandmo si basa su una serie di ipotesi semplificatrici (per maggiori dettagli si veda Bernardi e Franzoni). Nello specifico si ipotizza che:
a) Il contribuente agisca razionalmente per massimizzare egoisticamente il suo benessere;
b) Il contribuente sia avverso al rischio;
c) Il contribuente conosca il suo vero reddito imponibile;
d) Che il sistema fiscale sia estremamente semplice, cioè basato su una sola aliquota fiscale che va applicata sul reddito dichiarato;
e) Che con una certa probabilità, conosciuta dal contribuente, l’Agenzia delle Entrate effettui dei controlli;
f) Che a fronte dei controlli il contribuente debba subire dei costi, sia in termini di sanzioni sulle somme non dichiarate, sia in termini di disagio (tempi dell’accertamento), costi che sono conosciuti dal contribuente.
Dato questo modello emergono le seguenti conseguenze:
In sintesi, il modello in esame dà delle indicazioni che fanno parte della percezione comune, cioè che per diminuire l’evasione bisogna aumentare i controlli, soprattutto verso i contribuenti con redditi potenzialmente elevati (liberi professionisti, commercianti) e inasprire le sanzioni.
Lo stesso modello offre però anche un’indicazione che va contro quanto teorizzato soprattutto dalla destra italiana, e in particolare da Berlusconi: per abbattere l’evasione bisogna infatti aumentare le aliquote e non invece diminuirle.Questo risultato dipende essenzialmente dal fatto che i soggetti più poveri, proprio in conseguenza dell'incremento delle aliquote fiscali, tendono ad essere più avversi al rischio e quindi ad evadere meno.
In ogni modo queste indicazioni, essendo basate esclusivamente su un modello teorico, necessitano di verifiche empiriche come ogni buon procedimento scientifico richiede. Molti studi si sono spinti in questa attività, ma rimandiamo a futuri post il compito di esaminarli.
Come per ogni modello teorico, soprattutto nel campo dell’economia, anche quello di Allingham e Sandmo si basa su una serie di ipotesi semplificatrici (per maggiori dettagli si veda Bernardi e Franzoni). Nello specifico si ipotizza che:
a) Il contribuente agisca razionalmente per massimizzare egoisticamente il suo benessere;
b) Il contribuente sia avverso al rischio;
c) Il contribuente conosca il suo vero reddito imponibile;
d) Che il sistema fiscale sia estremamente semplice, cioè basato su una sola aliquota fiscale che va applicata sul reddito dichiarato;
e) Che con una certa probabilità, conosciuta dal contribuente, l’Agenzia delle Entrate effettui dei controlli;
f) Che a fronte dei controlli il contribuente debba subire dei costi, sia in termini di sanzioni sulle somme non dichiarate, sia in termini di disagio (tempi dell’accertamento), costi che sono conosciuti dal contribuente.
Dato questo modello emergono le seguenti conseguenze:
In sintesi, il modello in esame dà delle indicazioni che fanno parte della percezione comune, cioè che per diminuire l’evasione bisogna aumentare i controlli, soprattutto verso i contribuenti con redditi potenzialmente elevati (liberi professionisti, commercianti) e inasprire le sanzioni.
Lo stesso modello offre però anche un’indicazione che va contro quanto teorizzato soprattutto dalla destra italiana, e in particolare da Berlusconi: per abbattere l’evasione bisogna infatti aumentare le aliquote e non invece diminuirle.Questo risultato dipende essenzialmente dal fatto che i soggetti più poveri, proprio in conseguenza dell'incremento delle aliquote fiscali, tendono ad essere più avversi al rischio e quindi ad evadere meno.
In ogni modo queste indicazioni, essendo basate esclusivamente su un modello teorico, necessitano di verifiche empiriche come ogni buon procedimento scientifico richiede. Molti studi si sono spinti in questa attività, ma rimandiamo a futuri post il compito di esaminarli.
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