venerdì 23 settembre 2011

L’evasione: un vizio tramandatoci dagli antichi Romani?

Alessandro Santoro, nel suo libro “L’evasione fiscale. Quanto, come e perché”, sostiene che l’ipotesi che nella cultura mediterranea il fenomeno dell’evasione attecchisca più facilmente non è priva di fondamento.

Infatti, Alessandro Santoro scrive che le cronache antiche segnalano come “i Romani seppellivano i loro gioielli per evitare la tassa sul lusso”, da cui la conseguenza che “i paesi mediterranei – Grecia, Italia, Spagna e Portogallo – sono tra quelli con i tassi di evasione – o, meglio, di economia sommersa – più elevati nel mondo occidentale” (pag. 10).

Facendo un po’ di ricerche ho cercato di approfondire questo interessante aspetto storico e credo che la tassa a cui si riferisca il prof. Santoro sia la Lex Oppia. Questa legge fu promulgata nel 215 a.C. con l’obiettivo di ottenere le risorse finanziarie necessarie per sostenere le spese della seconda guerra punica. Con la Lex Oppia si introduceva, in particolare, una tassa sul lusso che prevedeva l’obbligo di registrare ad un valore legale moltiplicato per 10 gli ornamenti, le vesti femminili e le bighe di valore superiore a 15 mila assi. Stesso valore legale doveva essere registrato per gli schiavi sotto i 20 anni che, nel corso degli ultimi 5 anni, fossero stati pagati più di 10 mila assi. Questi “beni” erano quindi soggetti ad una tassa del 3 per mille sul loro valore legale.

L’aspetto interessante di questa legge è che fu introdotta in una situazione di emergenza, in quanto la Repubblica Romana era intimorita dalla forza di Cartagine e doveva quindi rispondere militarmente, ma fu poi mantenuta anche dopo la vittoria della seconda guerra punica, quando oramai non vi erano più l’esigenze finanziarie per le spese belliche, con uno scopo diverso (per un maggiore approfondimento sulla persistenza della lex oppia oltre l’emergenza si veda Lucas Rentschler e Christopher Dawe). Infatti, Marco Porcio Catone, detto il Censore, con l’obiettivo di “censurare” il comportamento troppo disinvolto delle donne romane si batté per il mantenimento di questa legge la cui finalità dall’esigenza economica si era tramuta in quella morale. L’opposizione delle donne dell’epoca, che scesero anche in piazza per protestare, spinse poi al ritiro della lex oppia.

La storia della tassa sul lusso romana ci insegna però come l’aspetto psicologico dietro l’infedeltà fiscale sia molto importante: l’aver avvertito la lex oppia come una legge ingiusta, in quanto tassava inutilmente il lusso seppur non ve fosse l’esigenza, è probabilmente una delle motivazioni che ha spinto ad evaderla e a contrastarla. Analogamente, pagare le tasse ad un’amministrazione inefficiente e corrotta può essere giudicato come un’ingiustizia che nella psicologia dell’evasore lo giustifica. Al riguardo Adam Smith, il padre dell’economia moderna, sosteneva che “In quegli stati in cui esiste un generale sospetto che molte delle spese pubbliche non siano necessarie e che le entrate pubbliche vengano utilizzate male, le leggi che le proteggono vengono poco rispettate” (La ricchezza delle nazioni, 1786, pag. 563).


 Immagine tratta da www.historyblog.it

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